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Simbolo PD: mi fa sentire a casa per molte ragioni insieme

22 Novembre, 2007 (18:39) | Dichiarazioni | Da: cesare fassari

di Livia Turco 22/11/2007

Un simbolo nuovo, molto bello, che mi fa sentire a casa per molte ragioni insieme. C’è il bianco, rosso e verde della nostra bandiera italiana. C’è l’ulivo che è stato ed è il simbolo del nostro percorso verso il Partito Democratico e c’è il rosso dove ritrovo tutte le mie radici e la mia storia di persona di sinistra”.

Commenti

Commento da ida
Data: 23 Novembre 2007, 19:37

Mi chiamo Ida, ho 36 anni.
Scrivo questa lettera per chiedere una cosa molto semplice: attenzione da parte dello Stato in cui vivo e del Governo che voto. Attenzione in nome delle leggi che rispetto e delle tasse che pago.
Con questa lettera non voglio commuovere qualcuno, perchè non ho bisogno di compassione. Con questa lettera voglio chiedere risposta a dei “perché”.
Per quanto banale possa apparire, io sono nata in una famiglia umile, ma di sani principi. Mia madre operaia, mio padre decoratore a mesi alterni per sbarcare il lunario. Ma non mi hanno mai fatto mancare nulla, né a me, né ai miei fratelli, educandoci con i valori di rispetto e correttezza.
Decisi presto di interrompere gli studi per aiutare il bilancio della mia famiglia, trovando un lavoro.
Per anni ho lavorato ed infine mi sono sposata con l’uomo che nel 2000, quando non avevo ancora compiuto 29 anni, mi ha donato la luce dei miei occhi, mia figlia Kristal.
Diventando mamma realizzo il mio sogno più grande, credendo di non poter chiedere di più a Dio.
Quando Kristal compie 18 mesi io e mio marito la portiamo in ospedale perché ancora non cammina. Non lo sapevo, ma quel giorno mi sarebbe caduto il mondo addosso.
Il responso dei medici fu “tumore alla testa in fossa posteriore con conseguenza di idrocefalia”, ovvero accumulo anomalo di fluido cerebrospinale nel cervello.
Fu il giorno più terribile della mia vita.
Per due anni io e Kristal vivemmo ininterrottamente in ospedale. In quel periodo di tempo la mia piccola ha subito sei interventi eseguiti dal neurochirurgo Lorenzo Genitori con la sua equipe.
Questi interventi riescono a bloccare momentaneamente la crescita del tumore ed innestano internamente quello che si chiama shunt, o per meglio dire una valvolva che aiuta lo spurgo – per via intestinale – del liquido che ristagna a causa del tumore.
All’inizio non è stato facile accettare la sentenza, ma col tempo ho imparato. Ho imparato ad alleviare la sofferenza di mia figlia e la mia, ho abbandonato tutto quello che mi circondava. Purtroppo così facendo ho perso il lavoro e ho perso anche mio marito.
Oggi Kristal ha sette anni.
Ha subito altri interventi senza esito positivo e pur avendo un dottore che reputo formidabile, lei cammina appoggiandosi con la mano. Non pattina, non corre, non riesce a mantenere l’equilibrio, non va in bagno autonomamente ed ha due maestre di sostegno. Tutto questo non le permette di vivere una vita normale, come quella dei bambini della sua età.
Stiamo crescendo da sole, con problemi continui.
Lo Stato, il nostro Stato, mi penalizza, perché a 36 anni la società di cui esso è responsabile non mi permette di rientrare – e sottolineo rientrare – nel mondo del lavoro. Oltre al problema della mia età, vengo rifiutata perché sono tutelata dalla legge 104, essendo mia figlia diversamente abile al 100%.
Qualche tempo fa un lavoro l’avevo trovato, come commessa di supermercato. Al momento in cui compilavo i moduli necessari all’assunzione, ho dovuto dichiarare che avevo a carico una bimba inabile e dal quel momento in poi hanno inventato tutta una serie di storie per non assumermi più e alla fine mi hanno lasciato a casa.
Mia figlia sogna tante cose. Vuole andare a EuroDisney, vuole andare a vedere il mare, vuole prendere lezioni di canto, fare l’ippoterapia. Con le 450 euro mensili che prende di accompagnamento, lo Stato, il nostro Stato, mi dice che dobbiamo vivere.
Io ho fatto di tutto per trovare lavoro, mi sono iscritta a tutte le agenzie interinali, tutti i siti che offrono lavoro, ho bussato a tutte le porte del mio paese, parlando con tutte le istituzioni e ricevendo sempre false promesse.
Guardo il mio angelo, sorrido e le dico che mamma, prima o poi, li realizzerà i suoi desideri. Anche a costo di andare fino a Roma incatenata, perché tra poco non mi resterà altro da fare.
Io chiedo perché tutto questo accade in un Paese evoluto come il nostro. Perché questo Stato che spreca ovunque, mi lascia in queste condizioni. Perché questo grido di dolore diventa un sussurro alle orecchie delle autorità. Perché i deboli, i bambini, vengono abbandonati dal Paese in cui sono nati.
Io chiedo di potere lavorare. Io chiedo semplicemente di potere aiutare mia figlia, di poter farle vivere quei sogni che da troppo tempo sono costretta a negarle.
Mi auguro solo che ci sia qualcuno, da qualche parte, che riesca a sentire questo mio grido disperato, di una mamma che vuole aiutare la propria figlia.

Ida e Kristal

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