Il Blog di Livia Turco

www.liviaturco.it



Categoria: Interviste

Europee, perché “l’Ue conviene alle donne”

4 Maggio, 2019 (17:38) | Interviste | Da: Redazione

 “Le partita europea è una partita sui diritti delle donne ed è importante che le donne ne abbiano consapevolezza e ne siano protagoniste”. E’ il messaggio che Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti, intervistata dall’agenzia Dire, lancia alle istituzioni e alla società civile sulle prossime elezioni europee e che sarà al centro del convegno ‘L’Europa delle donne’ che si terrà sabato 4 maggio a Roma alla Casa internazionale delle donne alla presenza, tra gli altri, di Francesca Koch, presidente della Casa internazionale delle donne, di Silvia Costa, europarlamentare, e Pia Locatelli, vicepresidente dell’internazionale socialista.

“L’Europa conviene in modo particolare alle donne” secondo Livia Turco, basta pensare a tutte le conquiste che sono arrivate dall’Unione Europea: “Gli impulsi dati dalle direttive, quelle sul congedo parentale e sulla parita’ salariale” pur “con tutti i burocratismi e le criticita’ che vanno superati. Non dimentichiamo- aggiunge ancora- che le donne sono state madri costruttrici dell’Europa, e non parliamo solo di politiche”.

Si dice stupita Livia Turco quando pensa che uno strumento cosi’ importante come “la Carta europea dei diritti umani fondamentali, che all’articolo 23 ha proprio la promozione delle pari opportunità, venga sempre trascurata eppure è una carta cogente a tutti gli effetti per la quale si puo’ ricorrere alla corte di giustizia europea”.

In gioco nelle prossime elezioni europee c’è il modello di Europa che si vuole e proprio in tal senso le donne possono giocare un ruolo chiave. “E’ importante- ribadisce Livia Turco nel corso della sua intervista- che non vincano i sovranismi perché in tutti i paesi in cui c’è sovranismo assistiamo ad un arretramento dei diritti e questo le donne lo devono sapere“.

Lo scenario italiano, secondo Turco, è quello di “un governo che sta proponendo uno spaventoso arretramento culturale in cui i maschi parlano come se le donne non esistessero, che sta riproponendo la vecchia divisione dei ruoli, ma del resto bisogna pur dire che l’Italia è un paese particolarmente maschilista”, se pensiamo al ddl Pillon poi, dichiara senza mezzi termini: “Lì siamo all’obbrobio”.

“Democrazia ed eguaglianza” sono i due pilastri concettuali sui quali deve stare il futuro politico dell’Europa. Le donne devono essere protagoniste del cambiamento che parte da “piu’ indennità di welfare, maggiore democratizzazione, piu’ forme participate, ma certamente piu’ Europa”. Così come sul tema dell’immigrazione e dell‘integrazione “dovremo riconoscere- continua ancora- che bisogna trovare una nuova strada tra multiculturalismo e assimiliazionismo. Non basta riformare Dublino, ma ragionare su una forma nuova di convivenza e questo è un tema sparito dal dibattito di tutte le forze politiche”. Anche questa è una partita politica che le donne devono giocare. “Quale Europa lascio a mio figlio? Unita nella diversita’” secondo Livia Turco, che non risparmia il governo: “Raccontano frottole sullo stop agli sbarchi, ma invece aumentano i morti in mare”, “stanno aumentando l’irregolarita’, hanno bloccato le quote”. E quanto alla sicurezza e alla difficile prova dell’integrazione e della convivenza Turco ricorda “che se si fa come la sindaca Virginia Raggi, che decide di portare i rom in quartieri già disperati, allora lì manca proprio l’A, B, C della politica”.

Nel convegno di sabato sulla ‘Europa delle donne’ si parlerà di “lavoro, formazione, congedo dei padri, lavoro di cura e queste- spiega Livia Turco- sono le grandi questioni dell’Italia e dell’Europa che vogliamo mettere al centro dell’agenda politica”. Durante la durissima crisi economica “le donne hanno retto benissimo, con una catena generazionale fatta di nonne, madri e figlie con le quali sostituito il welfare e preso il posto dei tanti uomini disoccupati. Questa forza femminile va rivendicata. Le donne sono resistenti e resilienti”.

Sulla leadership e la sensazione che le donne siano a rimorchio dei leader maschi ammette che “c’è ancora una doppia difficoltà da parte delle donne: l’autostima e una difficoltà tutta attuale a costruire trasversalità e lavoro di squadra. La storia insegna che le donne hanno vinto sempre cosi: unendosi’”.

In questi giorni in cui la cronaca racconta di un’ennesima violenza sessuale Turco ricorda “la legge del 1996 grazie alla quale la violenza sessuale divenne reato contro la persona. Noi di sinistra- aggiunge Turco- ne eravamo state protagoniste, ma la relatrice fu Alessandra Mussolini”. “Sì esiste un nuovo femminismo- riconosce Turco- lo vedo nelle giovani. Un femminismo non separatista che ha anche argomenti nuovi come l’ambiente. Ma c’è anche la mia generazione che continua a combattere e che è abituata alle grandi battaglie”. La Fondazione Nilde Iotti che sul testamento di questa figura porta avanti una missione di “valorizzazione del patrimonio culturale e costituzionale” crede nel messaggio dell’”unità e delle alleanze”. Ma attenzione perché “il gioco di squadra non è un pranzo di gala”.

Silvia Mari (Agenzia Dire) 

Cure palliative. Il punto sull’Osservatorio

14 Marzo, 2019 (16:08) | Interviste | Da: Livia Turco

A nove anni dall’emanazione della Legge 38/2010 che tutela e garantisce ai cittadini l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, la Fondazione nazionale Gigi Ghirotti, in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha organizzato oggi 14 marzo a Roma la  2ª Conferenza di presentazione dei dati dell’Osservatorio volontario per contribuire al miglioramento dell’accessibilità, erogazione, diffusione dei servizi di terapia del dolore e delle cure palliative.

Accanto al monitoraggio ministeriale sull’attuazione della legge 38/2010, la Fondazione  Ghirotti, in collaborazione con la Fondazione Isal, “ha costituito – si legge in un comunicato – un Osservatorio volontario con lo stesso obiettivo di quello ministeriale, ma con un punto di vista diverso: dar voce agli stessi cittadini per offrire alle istituzioni sanitarie una mappatura e un’analisi utile che esprime la ‘voce di chi cerca sollievo’”.

L’incontro, intitolato “Ho 38 di legge! sale il termometro su cure palliative e terapia del dolore”, è stato anche occasione per fare il punto sullo stato di attuazione della normativa, con diversi esperti del settore.

I nuovi dati rilevati dall’Osservatorio coordinato dall’ex ministro Livia Turco sono stati presentati nel corso della conferenza moderata da Paola Saluzzi. Previsti interventi di Vincenzo Morgante, presidente Fondazione Ghirotti; Alessio D’Amato, assessore alla Sanità e integrazione della Regione Lazio, e Giulia Grillo, ministro della Salute.

Ascolta qui l’intervista a Livia Turco su Radio InBlu (a partire dal minuto 9.20)

Le donne che han fatto l’Italia

27 Luglio, 2018 (17:15) | Interviste | Da: Redazione

Livia Turco, Donna A Favore Delle Donne

11 Marzo, 2018 (09:57) | Interviste | Da: Redazione

Festa delle donne: Livia Turco, in questa intervista, ci parla di “donne costituenti”, di memoria al femminile, di Costituzione, di come combattere la violenza, costruendo nuove relazioni tra i sessi.

Leggi l’intervista su Green Planet 

Ius Soli. Questo Parlamento mi ha deluso

28 Dicembre, 2017 (14:12) | Interviste | Da: Redazione

“Il Pd pose questa legge come prioritaria nel programma del 2013 ma poi non è stato cosi. Anzi è stato penoso per chi ci aveva creduto, lo spettacolo dell’Aula del Senato semivuota quando si dovette affrontare questa riforma”.

Livia Turco non usa mezzi termini parlando con Tiscali.it è amareggiata con quello che è stato il suo partito per una vita. Dice infatti: “E’ grave che questa legge non sia stata una priorità, è gravissimo. Il Pd avrebbe dovuto affrontarla all’inizio della legislatura cioè cinque anni fa e non permettere che, approvata alla Camera, restasse ferma per due lunghi anni al Senato”. Ma una speranza, secondo l’ex ministro, arriva dalla bellissima lettera intitolata “Non lasciateci soli” che è stata inviata in questi giorni a  Sergio Mattarella dai giovani della associazione “Italiani senza cittadinanza”.

“Questa associazione di giovani meravigliosi si è battuta con tutte le sue forze per ottenere la riforma della legge sulla cittadinanza per i figli dei migranti nati e venuti in Italia” sottolinea la Turco. Una lettera commovente in cui i nostri italiani, di fatto, ma non per legge, ricordano  che il 27 dicembre di settanta anni fa era stata approvata in via definitiva La Costituzione Italiana. E proprio da qui deve partire la discussione politica, argomenta Livia Turco, in particolare dall’articolo 3. “È in nome della Costituzione che i giovani reclamano di essere riconosciuti per quello che sono ossia “italiani di fatto” prosegue Turco “Viene da chiedersi a questo punto quanti siano i giovani italiani che conoscono così bene la Costituzione. Questi giovani cresciuti con i nostri figli, amici dei nostri figli, che hanno studiato in Italia ne conoscono storia culturale e regole che amano il  nostro Paese. Allora perché non devono essere riconosciuti italiani?”. Secondo l’ex ministro il compito della sinistra (quella vera) è di non lasciare cadere il loro appello.

“Dobbiamo cancellare nella mente e nei cuori dei ragazzi” prosegue “questa pagina di brutta politica che è stato il dibattito sulla riforma  legge sulla cittadinanza”.

Una legge, aggiungiamo noi, che ha una storia

La prima occasione in cui in Italia in modo pubblico si affronto la riforma della legge sulla cittadinanza fu il febbraio 1999 con il Governo dell’Ulivo: Ministra della Solidarietà Sociale era appunto Livia Turco che parlò in un convegno dal titolo “Riformare la le legge sulla cittadinanza”. Va ricordato che la legge sulla cittadinanza italiana consente di acquisire la cittadinanza solo attraverso il legame di sangue o attraverso il matrimonio. E’una legge familiare e ius sanguinis  integrale, l’unica in Europa che preveda che un giovane per rivolgere domanda di cittadinanza deve essere vissuto ininterrottamente per 18 anni in Italia. Se deve tornare in patria dai genitori per qualche anno - cosa assai grave - perde il diritto di rivolgere domanda di cittadinanza.

La prima proposta di legge di riforma fu presentata dall’ex ministro nell’agosto 2001 (legge Turco-Violante).Nella precedente legislatura di allora ci fu una forte mobilitazione sociale ed una grossa battaglia parlamentare. Il centrodestra che era in maggioranza ne impedi l”approvazione. Il Pd nel programma del 2013 pose questa legge come prioritaria e invece è andata come è andata, malissimo” annota ancora Turco “adesso bisogna raccogliere l’appello dei ragazzi.Sarà il Presidente Mattarella a decidere cosa fare circa il dibattito parlamentare. Ma a quei giovani dico: grazie. Non mollate, siete la nostra meglio gioventù. Mobilitatevi in campagna elettorale e chiedete ad ogni singolo partito che si impegni a far approvare questa legge come la prima legge della prossima legislatura. E’ il modo giusto per onorare e festeggiare i settant’anni della entrata in vigore della Costituzione, per applicare guardando al futuro il suo fondamentale articolo 3 contro le discriminazioni e per l’uguaglianza”.


Monica Setta

Tiscali.it 

Solo uomini in politica? Turco: “Donne faranno differenza nel voto”

11 Dicembre, 2017 (19:34) | Interviste | Da: Redazione

La polemica ē nata dopo la foto finale del lancio di Liberi ed Uguali che immortalava quattro maschi (Speranza, Grasso, Civati, Fratoianni) ma nessuna donna.

Adesso é arrivata Laura Boldrini che va a coprire le cosiddette “quote rosa” di Mdp. Alessandro Gilioli sottolinea, argutamente, nella sua rubrica “Piovono rane” sull’Espresso che anche nel fatidico 1994 - anno molto evocato in questi tempi dalla politica di centro destra perchē data cruciale della prima discesa in campo di Silvio Berlusconi- la foto della gioiosa macchina da guerra di occhiettiana memoria era monogenere con otto maschi Progressisti sul palco senza che nessuno muovesse appunti di genere.

Ma il tema della partecipazione reale delle donne alla vigilia di una complessa campagna elettorale tiene banco, eccome tanto da scatenare il think tank (letteralmente: serbatoio di pensiero in inglese) in Rete. ” Periodicamente ci si lamenta dell’assenza delle donne in politica o della loro emarginazione” scrive in un post su facebook la giornalista Ritanna Armeni giungendo velocemente ad una originale conclusione:  non è vero che sono gli uomini ad escluderci, forse siamo noi a preferire l’estraneità. Le donne non sono presenti nel partito o nel dibattito pubblico, sentenzia la donna che fu un tempo portavoce di Fauso Bertinotti, perchē scelgono istintivamente, programmaticamente di fare altro.

Non hanno tempo per cose inutili mentre la politica, per Armeni, é oggi, tutto sommato abbastanza inutile. Tesi suggestiva, condivisa in parte sui social da svariate donne fra cui Barbara Palombelli o Tiziana Maiolo.

Realistica? Non si direbbe a giudicare dall’attivismo di tantissime anonime militanti registrato, andando in giro per iniziative fra la gente, dall’ ex ministro Livia Turco, una che di politica se ne intende davvero essendo diventata parlámentare la prima volta nel 1987 anno in cui l’allora numero uno del Pci Alessandro Natta la volle per rinnovare dal punto di vista generazionale la segreteria del partito.

“Ci si chiede dove sono finite le donne, ma la domanda é mal posta, perchē non esiste passività femminile nel rapporto con la politica, anzi, la partecipazione cresce anche se lo fa parallelamente al distacco con i partiti o le istituzioni” spiega la Turco presidente della Fondazione Nilde Jotti a Tiscali.it .

“Fuori dal sistema partitico, la cittadinanza civica femminile è forte, vivace ma sconta un limite fisiologico: la frammentazione. Giro l’Italia in lungo ed in largo, ascolto le donne, gli uomini, credo che se tutta la vitalitå politica che riscontro si mettesse in rete diventando sistemica, sarebbe una forza reale con cui fare i conti”.

“Le donne potranno fare la differenza nel voto perchē negli anni ē cresciuto l’astensionismo femminile dunque chi vuole recuperare consensi deve parlare alle donne” prosegue l’ex ministro “Ritengo comunque che sia un bene ascoltare le donne perchē esse sono portatrici di una idea di cambiamento della politica che una forza di sinistra deve raccogliere. Quale? L’idea di un “rammendo”  fra politica e vita delle persone che serve per riconnettere il paese reale alle istituzioni o ai partiti”.

Monica Setta

Pubblicato su Tiscali.it