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Il riformismo di Nilde Iotti

3 Luglio, 2019 (11:33) | Articoli pubblicati | Da: Redazione

Una riformista con il Vangelo della Costituzione sempre in mano: così vedo Nilde Iotti quarant’anni dopo la sua elezione a Presidente della Camera.

In questo suo cimento che ne ha contraddistinto in modo costante l’azione ed il pensiero risiede  la sua modernità.

Dall’inizio del suo mandato da Presidente, annunciato nel suo breve discorso di insediamento, il giugno 1979, fino a quando lasciò l’Aula di Montecitorio nel 1993,il suo impegno è stato quello di fare vivere i valori della Costituzione attraverso la messa in campo di un azione riformatrice per rendere Il Parlamento e le istituzioni capaci di svolgere quella funzione centrale di rappresentanza, di guida,  di indirizzo e di governo necessari al Paese.

La democrazia deve rinnovarsi se vuole essere democrazia. La democrazia ha in sé la forza per rinnovarsi: questa era la sua idea guida. Lei autorevole costituente non esitò a dire fin dall’inizio che “vi sono nella Costituzione stessa parti che già al momento della sua approvazione erano per così dire vecchie, in quanto rispecchiavano il passato (penso ad esempio al sistema dei controlli).Ed altre che  il trascorrere  degli anni ha inevitabilmente logorato “(Camera 11 ottobre 1979,sessionededeicata al bilancio interno).

Proprio perché voleva far vivere il principio costituzionale della centralità del parlamento era essenziale che il parlamento funzionasse. La funzionalità del Parlamento-ecco il suo primo assillo. Bisognava altresì che il governo potesse esercitare in tempi certi la sua funzione per rispondere ai problemi del paese.

Bisognava inoltre che i partiti si rinnovassero e fossero i primi soggetti a far vivere nel parlamento le fondamentali scelte politiche e costruire nel parlamento il necessario dialogo, confronto ed anche scontro. “La sovranità popolare vive attraverso il Parlamento, voglio ribadirlo. Ed è il parlamento che deve investire nel governo della responsabilità della direzione politica del paese, di cui delinea e verifica gli. Questa non è un idea vecchia della democrazia ma il modo di far convergere le varie forme di pluralismo che la società esprime, il tentativo esso si moderno di ”governare in molti”.

Centralità  del parlamento, funzionalità del medesimo, governabilità, efficace sistema delle autonomie locali  sono stati i suoi punti fermi derivanti dai principi  dello Stato fondato nella Costituzione: sovranità popolare, il sistema delle libertà, il sistema delle autonomie.

Il suo pensiero si tradusse in azioni, lotte, proposte di riforme istituzionali. Questo avveniva nei difficili anni ottanta segnati da grandi mutamenti nella società, nel modo di essere dei partiti, anni appena successivi alla ferocia del terrorismo e che si misurarono con la ferocia dell’attacco mafioso, con l’aprirsi di una crisi dei partiti che sfocio nella vicenda di Tangentopoli e che vedeva le istituzioni troppe volte arretrate rispetto ai processi reali.

Nel gennaio del 1980 durante la discussione alla Camera sul Decreto Cossiga in materia di Antiterrorismo, Nilde Iotti decide di separare la discussione degli emendamenti dal voto di fiducia, in modo da impedire l’ostruzionismo.

Il cosiddetto LODO IOTTI poi rimasto come importante precedente della prassi parlamentare. Nel novembre del 1981 viene varato il primo pacchetto di riforma dei regolamenti definito da Nilde Iotti “Difensivo” perché volto ad evitare partiche ostruzionistiche. Proprio sull’approvazione della modifica la Iotti viene duramente contestata dalle minoranze ed in particolare dal gruppo radicale che propone oltre 50.000 emendamenti. Per evitare la manovra Nilde Iotti stabilisce che gli emendamenti possono essere assunti sotto forma di principi riassuntivi e sottoposti ad un solo voto.

Nel 1982 in ottobre inizia la sperimentazione della “sessione di bilancio” che prevede un contingentamento dei tempi di parola al fine di approvare il bilancio dello Stato senza ricorrere al bilancio provvisorio. Nel 1988 viene votata la riforma dell’articolo 49 della Costituzione al fine di generalizzare il sistema del voto palese e di limitare quello segreto. Nel 1992 entra a far parte della Commissione Bicamerale per le riforme istituzionali presieduta da Ciriaco De Mita che sarà chiamata a presiederla il 10 marzo del 1993. La Commissione porta a termine i lavori nel gennaio del 1994 ma il clima politico non consente di passare dalla fase dello studio a quello della discussione ed approvazione della riforma.

Il suo ultimo intervento sulle riforme istituzionali  fu svolto nel corso della Commissione Bicamerale presieduta da Massimo d’Alema.

Le sue idee riformatrici erano: Centralità del parlamento, il superamento del bicameralismo per costituire il Senato delle autonomie locali, la riduzione del numero dei parlamentari. Europeista convinta. Le donne l’eleganza della Politica

Livia Turco

(Articolo pubblicato su il Sole 24 Ore) 

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