Il Blog di Livia Turco

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Aborto, tra diritti delle donne e dei medici

3 Maggio, 2017 (20:07) | Interviste | Da: Redazione

Corrado Augias riaccende il dibattito intorno all’aborto mettendo a confronto due diritti: quello delle donne, di poter ricorrere a una legge costata anni di battaglie, e quello dei medici, di poter esercitare l’obiezione di coscienza.

Livia Turco, già ministro alla Solidarietà Sociale, si confronta in studio con Maurizio Silvestri, ginecologo di Spoleto che, dopo un primo periodo da obiettore, ha scelto di lottare contro la piaga dell’aborto clandestino, riaffiorata prepotentemente in questi ultimi anni.

Vedi la puntata di “Quante storie” 

Ricordo di Bice Foà Chiaromonte

25 Aprile, 2017 (08:03) | Articoli pubblicati | Da: Redazione

“È con immenso dolore che annunciamo la morte di Bice Foà Chiaromonte, che all’inizio degli anni ‘70 partecipò alla fondazione del Cidi (Centro di iniziativa democratica degli insegnanti). Donna, ebrea e comunista, così amò definirsi nel titolo della sua autobiografia (riedito recentemente da Harpo 2017). Straordinaria e generosa intellettuale, ha dato un originale e innovativo contributo alla costruzione di una cultura per una scuola di liberi ed eguali. La sua instancabile iniziativa e il suo apporto di idee hanno contribuito a rendere il Cidi un attore fondamentale nella storia della scuola italiana. Ci mancheranno la sua intelligenza, la sua cultura, la sua ironia.”

Con questo comunicato il Cidi ha salutato Bice Chiaromonte, come era nota nel mondo della scuola e dei comunisti italiani. In base al codice di famiglia in vigore fino al 1975, Bice aveva assunto, infatti, il cognome del marito Gerardo Chiaromonte, e, come lei stessa scrive nel suo libro, era stata dimidiata della sua identità, privandola del cognome con il quale era nata: ‘Foà’.  Libro scritto non per vanità della memoria, ma per bucare “bolle di silenzio” riguardanti pezzi  di storia e costruzione del popolo italiano, al quale apparteneva come  frutto di un miscuglio incredibile, fino quasi a dimenticare  la propria  radice ebraica. “Tu vuoi rimuovere la tua ebraicità, vedrai che saranno gli altri a ricordartela” l’ammonisce il fratello Gualtiero, così come hanno fatto le leggi fasciste e una leggera – ma diffusa e perdurante – diffidenza culturale.

Nata a Napoli nel 1930, Bice, apparteneva ad una grande, ramificata, numerosa famiglia ebraica, testimone di una parabola che la vede in prima fila nelle battaglie risorgimentali, nella difesa della Patria durante le due guerre mondiali, colpita e sparpagliata per il mondo dalle leggi razziali, in prima fila nell’antifascismo e nella Resistenza.

Ricorda Bice, nel suo libro, l’arrivo a Napoli, appena liberata, di una brigata ebraica - sulla cui bandiera campeggiava la stella di David - formatasi nell’agosto1944, inquadrata nell’Ottava armata dopo molti rifiuti delle gerarchie inglesi e composta per lo più da ebrei residenti in Palestina. La brigata partecipò alla battaglia di Cassino dove molti furono massacrati e contribuì allo sfondamento verso Bologna.

“Molti di quei sionisti non italiani provenienti da vari paesi del mondo morirono per la libertà e la vita di noi italiani”. Dopo un’infanzia dolce ed un’adolescenza segnata dalle leggi razziali, la giovane Foà decide di iscriversi a ingegneria. Due le donne a richiedere l’iscrizione, l’altra non le piaceva, così cambia e si iscrive ad architettura. Bice vive gli studi di architettura come impegno politico; mentre frequenta il terzo anno, conduce, con altri studenti, un’indagine campione sui Sassi di Matera, per studiare una “modalità di rappresentazione di quel groviglio di stradine, grotte che fungevano da abitazione e non solo”.

All’università, dove entra come indipendente nel Consiglio interfacoltà, scopre il grande valore del dialetto napoletano unitamente al mondo del lavoro con i comunisti. Nel corso della campagna elettorale contro la cosiddetta legge truffa del 1953, mentre era in giro a far tessere per il PCI, decide di rendere concreta la sua partecipazione alla vita del Partito e vi si iscrive. Amendola la rimbrotta “adesso trovalo tu un altro indipendente”.

Non sa nulla, come molti altri, di marxismo, e men che mai di storia del Partito, ma come sosteneva Cacciapuoti (responsabile di organizzazione di Napoli)  ”Voi intanto iscrivetevi, il marxismo viene dopo”.  Partecipa ai Comitati per la Rinascita del Mezzogiorno, un movimento di massa che nella visione di Giorgio Amendola doveva essere capace di trasformare la plebe in popolo.  Nel 1956 sposa il dirigente del Pci Gerardo Chiaromonte (1924-1993), allora funzionario, vice di Giorgio Amendola il quale  considerava lui e Giorgio Napolitano i suoi dioscuri.

Non era facile essere la moglie di un funzionario di partito: pochi soldi e poco il tempo da dedicare alla famiglia, anche con le migliori intenzioni. Bice continua nel suo impegno, ma con la nascita delle due bambine (Franca, nel 1957, e Silvia tre anni dopo) si vede costretta ad interrompere gli studi di architettura, benché per la laurea le manchino solo due esami, consegue allora  la maturità artistica che le permetterà di insegnare disegno tecnico.

Quando Gerardo viene nominato nel 1965 responsabile della Sezione agraria nazionale, la famiglia si trasferisce a Roma, dove Bice insegna negli Istituti per geometri di Palestrina (14 ore settimanali) e di Frascati (altre quattro ore), per poi passare, una volta laureata (1970) , all’insegnamento dell’educazione artistica nelle scuole medie della capitale.

Sempre in ombra, ma mai silente, rispetto a Gerardo Chiaromonte (in seguito direttore de l’Unità e di Rinascita, capogruppo al Senato del Pci, presidente della commissione antimafia), Bice frequenta il mondo intellettuale e tutti i massimi  dirigenti del Partito, ne testimonia nel suo libro che ricostruisce, con gusto, il come eravamo.

“Negli anni sessanta molti insegnanti impegnati, o no, in organizzazioni di partito, erano insoddisfatti di come il Pci affrontava il tema dell’insegnamento “. Insieme a Luciana Franzinetti Pecchioli dà vita, quindi, al  Cidi, che non era una gamba del Pci, ma un organismo autonomo, all’interno del quale Bice esercitava la propria indipendenza.

E’ Giorgio Napolitano il dirigente di partito più  convinto dell’importanza  del Cidi, il cui  obiettivo era   la realizzazione della Costituzione italiana attraverso iniziative democratiche.  ”Per capire, per migliorare e trasformare il nostro mondo, bisogna non solo desiderarlo, ma bisogna sapere… Nel momento in cui diciamo no al nozionismo, diciamo si a una conoscenza e un’informazione che siano collegate alla realtà del mondo di oggi e di domani”, così scrive Luciana Pecchioli.

E’ un’operazione in cui Bice impegna il suo cuore e la sua intelligenza di madre, di insegnante, di militante politica, per arrivare a definire “i contenuti culturali dell’insegnamento, la ricerca e l’acquisizione degli strumenti indispensabili per la formazione critica dei giovani, la rivalutazione del ruolo degli insegnanti, in una scuola di massa qualificata ai più alti livelli”. Una organizzazione piena di donne: lei redige verbali figurati, ossia assai disegnati, qualcuna lavorava a maglia durante le riunioni.

Scrive nella presentazione del Menabò  ”cosa deve essere la scuola? E noi insegnanti?…. una scuola che educa è secondo noi, una scuola  ricca di valori della società moderna”. Tutte impegnate a lasciare un segno. “Se non si lascia il segno che ci si sta a fare nella scuola?”. Bice Foà ci piace ricordarla così, come  donna impegnata nel più ampio processo di costruzione ed evoluzione  di questo Paese che ha caratterizzato l’impegno di molte donne.

Ci piace anche però ricordarne le risate, l’ironia e l’autoironia e il suo amore per la musica, il canto “antico” da Bach alle canzoni napoletane di cui era finissima interprete.


Livia Turco

da l’Unità del 25 aprile  

Migrazione. La legge Bossi-Fini va abrogata

14 Aprile, 2017 (17:37) | Dichiarazioni | Da: Redazione

“Sostengo con convinzione la proposta di legge d’iniziativa popolare per una politica d’integrazione degli immigrati lanciata oggi da Emma Bonino, Don Colmegna e tante associazioni che si occupano di immigrazione. Bisogna abrogare la Bossi-Fini e costruire una nuova legge quadro sull’immigrazione che sia incentrata su come rendere praticabile e conveniente l’ingresso regolare per lavoro”.

Lo dichiara Livia Turco che, da ministro, con Giorgio Napolitano, firmò la prima legge quadro sull’immigrazione. “Gli accordi bilaterali sottoscritti dal Governo sono importanti - aggiunge - Ma bisogna rilanciare le politiche di convivenza e di integrazione”. “La proposta di legge presentata oggi riprende alcune norme della legge 40/98 come l’ingresso per ricerca di lavoro tramite lo sponsor ed il diritto di voto agli immigrati”.

“E’ importante una iniziativa che nasce dal basso - sottolinea Livia Turco - e che vuole promuovere una efficace battaglia culturale per far emergere gli aspetti positivi dell’immigrazione e della convivenza”.

“C’e’ un’Italia della Convivenza che si trova in tanti comuni in tante scuole in tanti luoghi di lavoro in tante famiglie. Bisogna farla emergere - ribadisce - farla conoscere, darle voce per sentirci tutti più sereni, più tranquilli, più sicuri”.

“Solo il rispetto della dignità e la promozione dell’uguaglianza ed il rispetto della legalità costruiscono una società umana”, conclude Turco. (ANSA).

Perché da sinistra sostengo Orlando

7 Aprile, 2017 (09:30) | Articoli pubblicati | Da: Redazione

Sono 4 milioni le persone che vivono in condizioni di povertà assoluta. Oltre un milione sono  bambini   triplicati nel corso di un decennio. Nel 2005 erano meno del 4% ora sono il 10% delle persone in  povertà assoluta. Ci ha richiamato  a questa vergognosa realtà il recente Rapporto di  Save the Children. 

Dati caduti nel silenzio del dibattito pubblico. Silenzio insopportabile e colpevole perché questa dovrebbe essere assunta da tutti come la grande emergenza del paese  adottando provvedimenti che non siano solo dei “segnali di attenzione” al problema  ma costituiscano la proposta prioritaria, cruciale, determinata, cui il governo chiama alla assunzione di responsabilità  e  mobilita tutti gli attori economici e sociali.

Sono importanti il Fondo contro la povertà educativa ed il Decreto Legislativo   che introduce il Reddito di Inclusione sociale  per combattere la povertà assoluta ,approvato  recentemente  dal   Parlamento, con l’impegno eccellente in particolare di brave donne parlamentari,   e voluti  dai governi  Renzi -Gentiloni.

Ma le risorse sono insufficienti. La platea di persone coinvolta moto ridotta.  Bisogna fare subito i decreti attuativi e  trovare da subito le risorse per  conseguire l’obiettivo di abbattere la povertà assoluta nei prossimi 3 anni destinando 7 miliardi di euro. Come indica, attraverso uno studio accurato ed una lodevole esperienza sul campo, con i poveri, la proposta elaborata  dalle associazioni che compongono ”L’Alleanza contro la Povertà”. Bisogna farlo con la stessa determinazione con cui si sono  fatte altre scelte anche più costose come il bonus degli 80 euro o le leggi sul lavoro.

Ho apprezzato che tale  proposta sia stata assunta con molta convinzione dal Ministro Andrea  Orlando nella sua piattaforma  congressuale là dove scrive “ Sradicare in tre anni la povertà’ assoluta” . Così come apprezzo  che egli abbia fatto del tema dell’uguaglianza il filo conduttore del suo progetto e del suo programma” La lotta per l’uguaglianza è la lotta per  lo sviluppo e la democrazia”.

Se ci immergiamo nelle condizioni di vita di questi bambini e ragazzi possiamo comprendere bene cosa significhi povertà: povertà educativa che lascia il segno per tutta la vita, avere difficoltà a cogliere le opportunità di crescita sociale, cumulare disagi e ritardi difficilmente recuperabili in tempi brevi. La  povertà minorile di oggi si trasforma con maggiori probabilità nella povertà giovane ed adulta di domani, nella povertà che permane nel tempo.

Vivere una condizione di deprivazione materiale compromette anche le fondamentali relazioni sociali. Ad esmpio, non poter invitare amici per giocare e mangiare insieme, non  poter comprare libri extrascolastici, non poter  partecipare a gite scolastiche o ad eventi organizzati dalla scuola a pagamento, non avere abiti e scarpe nuove, come ci indicano in modo preciso i dati Istat. Il triste primato della povertà minorile del nostro paese nel contesto europeo non è una novità .Lo segnalano da molti anni gli accurati studi di Chiara Saraceno.

Lo denunciò nel 1996 il Primo Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza  promosso dal Ministero della Solidarietà Sociale e coordinato dal rimpianto giudice minorile Carlo Alfredo Moro. Fummo sconvolti da quei dati e facemmo, governo Prodi  e poi d’Alema la prima ed unica legge sui Diritti dell’Infanzia  e dell’Adolescenza ( Legge 285/97).

Purtroppo  oggi quasi dimenticata e non  più applicata . Prendo dunque sul serio la proposta di Andrea Orlando di sradicare nei prossimi 3 anni la povertà assoluta attraverso un Reddito di Inclusione Sociale il cui costo è stato valutato in sette miliardi di Euro.

Sono risorse consistenti che sollecitano determinazione politica, individuazione di priorità ma anche soluzioni innovative. Avanzo due proposte che ho maturato con l’esperienza nel corso degli anni . Le rivolgo  in particolare al ministro Orlando che svolge nei prossimi giorni la sua assemblea programmatica ma anche perché ne discuta con il Governo.

La prima, la creazione di un Fondo Nazionale e Fondi Regionali contro la povertà cofinanziati da risorse  pubbliche e private chiedendo alle aziende di partecipare direttamente stanziando risorse economiche. La lotta alla povertà non costituisce , come sento dire in tutti i convegni,  un fattore determinante anche per lo sviluppo e la crescita economica? Allora bisogna essere coerenti.

Tale impegno delle aziende nella  alimentazione di un Fondo nazionale e  di Fondi regionali contro la povertà costituisce di fatto  un ampliamento di quel welfare aziendale ,incentivato dallo Stato, che si va estendendo in quasi tutte le categorie dei lavoratori, ultimo il contratto dei metalmeccanici attraverso l’accordo con i sindacati, compresa la Fiom .  Perché  l’impegno delle aziende per il welfare non dovrebbe essere sollecitato e previsto nell’aiutare a risolvere la priorità più urgente?

La seconda proposta.  Si potrebbe realizzare  una riforma della legge 222/1989, articolo 48 che indica le finalità cui sono destinate le risorse  dell ‘ 8 per mille di competenza dello Stato. Si potrebbero togliere alcune attività  oggi finanziate attraverso questo strumento, aggiunte nel corso degli anni,  per introdurre come finalità principale  il finanziamento di un Fondo Nazionale contro la Povertà. Sono sicura che, se sostenuta da una adeguata campagna di sensibilizzazione , tale proposta troverebbe il consenso di molti italiani e  si raccoglierebbero  molte risorse.

Sono altresì convinta che  la Chiesa di Francesco  Bergoglio  e le altre Chiese non  avrebbero  timore della concorrenza tra risorse destinate allo Stato e risorse destinate alla Chiesa. Ci sarebbe  finalmente una bella  gara pubblica, promossa e  sostenuta in prima persona dallo Stato all’insegna della solidarietà e  per l’applicazione della nostra  Costituzione che prevede l’eguaglianza della dignità delle persone.

Tali proposte sono da intendersi come integrative dell’impegno pubblico che deve restare prioritario e deve tradurre la lotta alla povertà assoluta attraverso lo strumento del  Reddito di Inclusione Sociale quale primo Livello di Assistenza e delle Prestazioni  Sociali previsti dalla legge quadro 328/2000(Art.32), e richiamata nel Decreto Legislativo recentemente approvato dal Parlamento. La questione è quella di un organica politica contro la povertà e di un organica politica per la famiglie per consentire ai nostri giovani di avere i figli che desiderano. Su di esse, dal mio punto di vista, si misura l’efficacia di un’ azione di governo  ed il profilo rifomista e di sinistra di una forza politica.

Andrea Orlando nella lettera di presentazione della sua mozione ci rammenta una questione cruciale di cui si parla poco: il rapporto tra diseguaglianze economiche e diseguaglianze nella partecipazione politica. Quando le persone sono povere, sono ai margini della società, non hanno le informazioni  sufficienti,  non  conoscono le opportunità che  hanno  a disposizione, quando  tutto  il tempo della vita è preso dall’assillo di come arrivare a fine mese non si pensa alla politica, anzi la si sente lontana e non si sente il bisogno tante volte di andare a votare.

Per combattere la povertà ci vuole una politica popolare che sappia prendere in carico le persone e promuova i talenti di tutti e che sproni alla partecipazione politica affinchè  essa sia  avvertita proprio da chi è più in difficolta come utile, prossima, efficace. Andrea esprime questo concetto con un pensiero bellissimo. Il ricordo di Pio La Torre che è stato un grande dirigente politico, è morto combattendo contro  le mafie , è un Padre della nostra Patria. Pio La Torre quando ha iniziato  era un giovane figlio di braccianti, cresciuto in un sobborgo di Palermo.” Diciamoci la verità. Nessun partito politico offrirebbe oggi ad un giovane come Pio La Torre l’opportunità di condurre quella battaglia. Nemmeno il Partito Democratico. Per questo voglio cambiarlo, unirlo e ricostruirlo”. Condivido pienamente. Altrimenti che senso ha chiamarsi Democratico?

Livia Turco

Da L’Unità

Lo spinello spiegato a mio figlio

22 Marzo, 2017 (09:30) | Articoli pubblicati | Da: Redazione

Mai e poi mai devi fumare uno spinello, mai e poi mai devi fare ricorso a qualche  sostanza, perché sai dove inizi, ma non sai come finisci». A mio figlio, che ha oggi 25 anni, ho sempre detto così.

Leggi l’articolo su Grazia

Quei dialoghi sull’aborto per scoprire il valore della vita

19 Marzo, 2017 (20:14) | Articoli pubblicati | Da: Redazione