Il Blog di Livia Turco

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Migranti, la strada buona dell’Italia L’analisi

14 Luglio, 2014 (10:52) | Articoli pubblicati | Da: Redazione

 Di Livia Turco da L’Unità - 7 luglio

Con l’operazione Mare Nostrum e la predisposizione del piano di accoglienza che sta facendo il governo, l’Italia finalmente sta gestendo il dramma degli arrivi e dei morti in mare con la consapevolezza che non siamo di fronte ad una emergenza ma ad un fenomeno di lungo periodo, strutturale e chiama per nome coloro che sfidando la morte arrivano da noi: non sono clandestini ma persone che fuggono dalle guerre, dai conflitti, dalle carestie e dunque bisognosi di protezione internazionale. Questo flusso è destinato a durare e l’Italia al pari degli altri Pasei europei, deve essere attrezzata a gestire politiche di accoglienza e di integrazione. Come è stato scritto da più parti, deve fare i compiti a casa per avere l’autorevolezza di imporre una svolta europea. Che è ormai improcrastinabile per l’Europa stessa e non solo per l’Italia. Il ritardo che dobbiamo recuperare è il frutto di quelle dissennate politiche del centrodestra basate sul facile slogan: no all’immigrazione, sono tutti clandestini. Tali politiche e tale retorica, che ha coinvolto il sentimento profondo degli italiani, hanno paralizzato il nostro Paese dentro la spirale: spiazzati dagli eventi e costretti a rincorrere l’emergenza, costretti a stanziare risorse ingenti per l’accoglienza. Facendo un grave danno al nostro Paese che si sentiva in balia di presunte invasioni e si è trovato ,anche a causa di quella retorica sbagliata a gestire da solo i problemi. Aver confuso immigrazione economica e richiedenti asilo ha creato danni enormi. Ora finalmente ci si è incamminati sulla buona strada. Bisogna proseguire e gestire tutta la politica dell’immigrazione con un ottica di lungo periodo. Bisogna rispondere ad interrogativi cruciali e molto concreti: come cambierà l’immigrazione nei prossimi anni sul piano internazionale? Quale sarà nei prossimi anni la dinamica dei flussi migratori? Quale rapporto tra l’immigrazione, la crisi economica attuale ed il rilancio della crescita e dello sviluppo in Europa? Come costruire il motto europeo della «Unità nella diversità»? Cosa significa questo per l’Italia? Quale società, quale nazione dobbiamo costruire nel nuovo millennio? Bisogna partire dalla consapevolezza che l’immigrazione non è un segmento della società ma un «fattore», un «agente» del cambiamento. È un «determinante» della crescita,dello sviluppo e della coesione sociale. L’Europa per uscire dalla crisi ha bisogno di investire sul capitale umano, sulla promozione della mobilità delle persone, sulla costruzione di legami, contatti, scambi economici, sociali e culturali con i Paesi del Mediterraneo e dell’Europa Orientale. La promozione della mobilità delle persone e la valorizzazione del capitale umano dovrebbe essere la cifra peculiare del suo modello di sviluppo. Per questo e non solo per la sua composizione demografica avrà bisogno dell’immigrazione. Pertanto l’innovazione da costruire dal punto di vista del suo modello sociale è come rendere praticabile la mobilità delle persone. Bisogna inventare politiche di welfare che garantiscano la portabilità dei diritti, a partire da quelli pensionistici, proteggano dalla caduta nella povertà. Bisogna facilitare la libera circolazione dei lavoratori immigrati lungoresidenti nello spazio europeo. Definire quote di ingresso a livello europeo, promuovere parternariati per la mobilità delle persone.Bisogna definire politiche di ingresso per lavoro mirate e differenziate, come l’ingresso per ricerca di lavoro, sponsor collettivi includendo anche le università’ per incentivare l’ingresso di studenti stranieri. Politiche attive del lavoro che puntino alla qualificazione e valorizzazione anche dei lavori svolti dai migranti, come il lavoro di cura. Vi è poi il tema cruciale «quale convivenza, quale nazione, quale società europea vogliamo essere». Credo sia necessario che su questo si apra finalmente un dibattito pubblico. Non basta accontentarsi della situazione di fatto in cui ci troviamo che vede prevalere un modello di integrazione basato sullo stare gli uni accanto agli altri senza distrurbarsi ma senza fare la fatica del conoscersi e riconoscersi. Bisogna definire un orizzonte comune e condiviso di valori, avere obbiettivi comuni di crescita e sviluppo del nostro Paese, bisogna costruire relazioni positive tra italiani ed immigrati. Insomma,bisogna costruire il motto europeo del ‘unità nella diversità.Torna allora cruciale la questione della partecipazione politica dei migranti. Per sollecitare e rendere concreto l ‘esercizio della responsabilità verso il Paese che li ospita. Cittadinanza per i figli dei migranti nati in Italia, diritto di voto e partecipazione politica:sono battaglie che il Pd deve rilanciare e condurre con determinazione.

Gabanelli racconta bugie. Mio incarico all’Inmp è gratis

20 Maggio, 2014 (13:42) | Dichiarazioni | Da: Redazione

“Milena Gabanelli a Report racconta bugie”. Lo sostiene Livia Turco che ieri sera è stata oggetto di un servizio su Report. “La giornalista, mossa dall’impeto anticasta, anziché dallo scrupolo della corretta informazione - spiega l’ex ministro - ha raccontato che la sottoscritta, terminato il lavoro parlamentare, ha trovato un altro lavoro (sottinteso con tanto di stipendio) presso l’Istituto per la salute dei migranti e il contrasto delle malattie della povertà, che avevo istituito in forma sperimentale da ministro della Sanità nel 2007″. 

“Se Milena Gabanelli si fosse informata o avesse semplicemente consultato il sito dell’Istituto - aggiunge Livia Turco - si sarebbe resa conto dell’attività meritoria che esso svolge e anche che la sottoscritta, come gli altri componenti del Consiglio di indirizzo, prestano la loro opera a titolo assolutamente gratuito, così come prevede la legge e il regolamento”. “Forse - dice ancora l’ex parlamentare del Pd - un politico che fa volontariato non rientra negli schemi di Milena Gabanelli. Ma si rallegri ci sono anche politici che fanno cose non per interesse ma per passione”. “Voglio infine ricordare - conclude Livia Turco - che da ministro della Salute come primi provvedimenti cancellai la norma che prevedeva che parlamentari e consiglieri regionali andassero a dirigere le Asl e introdussi la commissione di esperti per la nomina dei direttori sanitari degli Istituti di ricerca e cura”.

Fonte: Ansa

Storie dell’Italia invisibile

16 Maggio, 2014 (14:48) | Articoli pubblicati | Da: Redazione

di Livia Turco da L’Unità

C’è un’Italia invisibile che produce quel bene straordinario che e’la solidarietà umana. Un’Italia nascosta, non vista dalla politica e dai media che con entusiasmo ma anche con tanta fatica, perché la solitudine pesa, si dedica alle persone fragili ed in difficoltà per  promuoverne la dignità’ e non solo alleviarne la sofferenza. Un’Italia che produce un “oro che non brilla”. Così mi sento di definire le tante comunità, esperienze di inserimento attivo, servizi sociali.

Tali luoghi trasmettono un  calore umano e promuovono un accoglienza che sono oro prezioso per le persone che li vivono e ne hanno bisogno. Questo “oro ” non ha però la giusta considerazione sociale,politica e culturale,dunque non brilla..Ne ho avuto conferma nella giornata del primo maggio che ho trascorso in uno di questi luoghi in cui si produce “l’oro che non brilla”, la Comunità di Capodarco di Grottaferrata.

Questa comunità ha una lunga storia,ha animato tante esperienze innovative,si avvale di tante strutture e costituisce,insieme a tante altre in Italia,un pilastro della coesione sociale. Giovedì’ scorso  vi ho ritrovato uno dei Padri Fondatori, il tenacissimo Don Franco, vi ho ritrovato gli operatori che ne hanno costruito la storia ed hanno un bagaglio straordinario di competenze,ho conosciuto operatori e operatrici  giovani , pieni di slancio.

Capodarco accoglie persone in difficoltà, soprattutto disabili, e offre loro ed alle loro famiglie un contesto di vita normale, in cui stare con gli altri,svolgere le attività connesse alla loro autonomia personale,sperimentare e sviluppare le proprie capacita’attraverso esperienze lavorative nella cooperativa agricola, nel via vai..ecc..La festa del primo maggio è stata una occasione per le famiglie di ritrovarsi, di stare in allegria ed in compagnia, per i ragazzi di mettere a disposizione degli altri i propri talenti ad  esempio esibendosi nel  canto e nella musica. Ho avuto conferma stando con loro di quanto sia prezioso per genitori e figli stare con gli altri, condividere un pezzo di vita normale, vivere momenti di allegria e serenità, mescolati con tanti altri.

La Comunità di Capodarco svolge questo inserimento attivo delle persone attraverso un sistema integrato in cui lavorano insieme la casa famiglia, l’inserimento lavorativo nell’agricoltura, la formazione professionale. Il tutto animato dal sentimento dell’accoglienza che riconosce e da’ dignità alle persone attraverso  il rispetto ed il calore delle relazioni umane. Coltivano da anni il progetto che Don Franco chiama “Prima del dopo”, vale a dire offrire alla persona con disabilita’intellettiva ed alla sua famiglia un contesto di vita normale,in cui vivere relazioni con gli altri,sperimentare ed attivare  le proprie capacità’,sentire il sostegno alla propria fragilità’.

Soprattutto, uscire dalla solitudine, perché essa non solo rende infelici ma blocca ogni stimolo all’iniziativa ,ogni pensiero positivo,ogni anelito alla speranza. Questo progetto è condiviso e portato avanti da tante famiglie ed associazioni. Penso per esempio all’Anfas, associazione storica di famiglie con figli disabili intellettivi che hanno inventato il Dopodinoi che ora vuole essere preparato dal “durante noi”. Genitori  che con l’ amore e l’impegno per i diritti e la  dignità  dei  figli consentono loro di vivere più  a lungo…ma…si chiedono, cosa sarà di loro  quando noi non ci saremo più’?

La domanda di questi genitori interpella ciascuno di noi. Interpella la politica. Nella precedente legislatura avevamo elaborato nella Commissione Affari Sociali della Camera un testo di legge sul “Dopo di noi”che era stato votato all’unanimità e poi è stato fermato per mancanza di risorse..Se Il presidente Renzi sostenesse oggi quel provvedimento sarebbe un bellissimo segnale dell’Italia che “cambia verso”.

Nella bella Gionata del primo maggio alla Comunità di Capodarco di Grottaferrata ho avuto ulteriore conferma che questo nostro paese ha bisogno di vivere una nuova primavera delle politiche sociali. Che le consideri finalmente politiche di sviluppo. Che coinvolga attori nuovi come le imprese ed i soggetti economici. Che investa sulle competenze delle persone e delle famiglie,che consideri il Terzo Settore non solo il gestore di servizi mai il soggetto che con il pubblico elabora le scelte e le politiche  a partire dai suoi speri e dalle sue competenze..come peraltro e’previsto da una legge in vigore, la 328/2000,la legge della  dignità sociale.

Livia Turco

Legge 40: “Sconfitta l’ideologia, vince la vita vera”

9 Aprile, 2014 (12:03) | Interviste | Da: Redazione

Intervista a Livia Turco su La Stampa del 9 aprile 2014

Livia Turco è ormai lontana dalle aule parlamentari ma della legge 40 è stata una delle protagoniste, prima come parlamentare di opposizione durante l’approvazione e poi come ministra della Salute quando la legge era in vigore manifestando la sua contrarietà. Non sa nulla della sentenza, ride quando apprende che i giudici della Corte hanno dichiarato illegittimo il divieto di eterologa. “Che gioia! Ora la legge 40 non esiste più! E’ la vittoria della vita reale, dei sentimenti contro l’ideologia. La legge 40 era una camicia di forza che si è sovrapposta costringendo la vita delle persone a fare quello che non era nei loro desideri, nella loro natura”.

Non è un caso che la Corte Costituzionale e i tribunali la stiano smontando.
“Sì, è così. La 194 è stata una legge frutto dell’ascolto di tutte le forze parlamentari e infatti è una legge che resiste molto bene al tempo, ed è lungimirante e efficace . La legge 40, invece, è stata imposta dalla maggioranza, è stata un emblema dello svuotamento del Parlamento rendendo impossibile ogni tentativo di modifica da parte dell’opposizione. E’ una legge indifferente che non ha ascoltato i bisogni degli italiani e quindi si è rivelata del tutto inefficace”.

Lei riuscì almeno a abolire il divieto di diagnosi reimpianto sull’embrione.
“Sì ma dopo una lotta immane. Lo feci con un blitz facendo pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale le linee guida prima di lasciare il ministero. Erano linee guida che avevano superato tutti i passaggi istituzionali, che permettevano solo una interpretazione esatta della legge ma per impedirmi di approvarle mi arrivarono le telefonate di tutti i capi del centrosinistra che prima non mi avevano mai telefonato. Ebbi l’esatta percezione del potere di ingerenza delle autorità ecclesiastiche. Per fortuna esistono i cittadini e le associazioni, persone come Filomena Gallo che con la loro determinazione hanno permesso di arrivare al grande risultato di oggi”.

Flavia Amabile

Le politiche sociali in Italia. La loro storia, il loro futuro

24 Marzo, 2014 (12:36) | Documenti | Da: Redazione

La relazione di Livia Turco sulle politiche sociali svolta venerdi 21 marzo alla scuola dei giovani amministratori dell’Anci

La storia delle politiche sociali è recente.
Esse sono state inventate dalle persone, dalle famiglie,dai gruppi sociali che in prima persona vivono il disagio e la sofferenza; dai gruppi di volontariato, associazioni ed operatori che si sono  dedicati  a queste persone e famiglie per risolvere  i  problemi, alleviare le sofferenze, promuovere una presa in carico.

Le politiche sociali sono il frutto di una “creatività sociale”, nascono dalle persone e dai territori, nascono come risposta ad un problema, si avvalgono di un pensiero che è frutto della rielaborazione condivisa  delle esperienze di vita vissute.
Sono politiche “calde”, “creative” che richiedono un forte coinvolgimento personale.

Sul piano della politica esse possono essere definite politiche delle donne perché hanno trovato nelle donne le  interlocutrici più attente e che più si sono lasciate coinvolgere.
Questo non è avvenuto casualmente ma perché le politiche sociali richiedono una concezione e pratica della politica che mette al centro le persone, le relazioni con le persone e dunque la capacità di ascolto e condivisione che è propria della storia di genere femminile. Tale concezione e pratica della politica è oggi essenziale per ridare ad essa autorevolezza,credibilità,e renderla efficace.

Le politiche sociali sono state sempre considerate politiche minori. In realtà sono politiche eccellenti e di primordine perché la materia che trattano sono le persone e la loro finalità sono le persone medesime.

Leggi il testo integrale della relazione.

Parità di genere. Il voto di giovedì è un pesante arretramento

12 Marzo, 2014 (19:23) | Articoli pubblicati | Da: Redazione

di Livia Turco, da l’Unità del 12 marzo 2014

Quella della democrazia paritaria è una questione di qualità e forza della democrazia. Infatti, la presenza paritaria di donne e uomini misura la democrazia nella sua capacità di essere inclusiva, di costruire un legame autentico  con la vita delle persone e dunque di essere efficace nel governo del Paese.

Altroché poltrone delle deputate……Alle quali va la gratitudine di essersi impegnate con generosità e intelligenza in una riforma vitale per il Paese, rispettando cosi il  patto con tante donne che si sono mobilitate attivamente in una battaglia che ha una storia ormai ventennale. Una battaglia per fortuna condivisa da tanti uomini. Per questo il voto di giovedì costituisce un pesante arretramento, tanto più grave ed incomprensibile perché avviene in una congiuntura politica che ha l’ambizione di riformare il sistema politico.

Quella della democrazia paritaria  è infatti una  fondamentale riforma del sistema politico , è un aspetto qualificante dell’assetto democratico nel suo insieme.
Ciò’che oltre vent’anni di battaglie , mobilitazioni, riflessioni, evoluzione del pensiero giuridico, esperienze concrete hanno confermato e’proprio questo:la democrazia paritaria o diventa di tutte le forze politiche,diventa il tratto distintivo del sistema politico o resta inefficace. Non può essere la bandiera di un solo partito. Che deve fare la sua parte,essere di traino ed esempio,come e’stato ed ha fatto il PD! Che, proprio per questo non doveva rinunciare a porre tale riforma al centro del negoziato con le altre forze politiche nel momento in cui si affrontano le riforme complessive del sistema , per fare di essa un tratto distintivo della modernizzazione da realizzare finalmente in modo compiuto.

L ‘affermazione del premier e segretario del PD Matteo Renzi,secondo cui il suo partito continuerà a farsi carico della rappresentanza di genere contiene in realtà’ un equivoco ed offusca il salto di qualità’che l’intero sistema politico deve realizzare.

L’equivoco è che nel PD la democrazia paritaria sia garantita dalla coerenza del Leader quando invece essa,per merito prima di tutto delle donne,e’diventata parte integrante del suo Statuto,delle sue regole e della cultura politica del partito.
Come ho prima accennato quella della democrazia paritaria e’una battaglia che ha una lunga storia di iniziative parlamentari,di battaglie sociali,di evoluzione del pensiero giuridico. Essa ebbe un inizio importante nel 1987 quando le donne del PCI sulla base di un progetto politico che aveva come parola d’ordine “dalle donne la forza delle donne” convinsero il loro partito e l’elettorato femminile e portarono  in Parlamento alla Camera un numero di donne che costituivano il 30%del loro gruppo politico. Si resero subito consapevoli che quella loro forza da sola non avrebbe potuto realizzare il cambiamento sperato e necessario alla società Italiana.

Abbandonarono il legittimo orgoglio e costruirono un alleanza con le donne degli  altri partiti affinché il riequilibrio  della rappresentanza diventasse un progetto di tutte le donne e di tutte le forze politiche. Da questa scelta scaturirono nel 1993  le riforme legislative contenenti le prime norme antidiscriminatorie. Cui seguirono le  sentenze della Corte Costituzionale che ne annullò i dispositivi innovativi. La reazione fu una mobilitazione sociale e culturale ancora più intensa all’insegna del patto tra donne. Fino ad arrivare nel 2003 alla riforma costituzionale relativa all’articolo 51 che afferma “la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.

Tale riforma ha consentito gli interventi legislativi successivi tra cui il più significativa è la legge n.215 /2012 che consente nei consigli comunali l’espressione della doppia preferenza con l’indicazione di un uomo e di una donna. Legge che sta dando buoni risultati.
Le regole da sole non bastano. C’è  bisogno  di progetti politici,di pratica politica.
Le regole tuttavia sono essenziali e devono essere capaci di costruire per tutti e tutte una casa solida ed accogliente.

Livia Turco